di Mario Tosetti

Teheran minaccia conseguenze agli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz e frena sui negoziati. Dubbi sulla tregua e nuove tensioni militari

 hormuzSale la tensione nello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran lancia nuove minacce agli Stati Uniti. Il capo della magistratura iraniana Mohseni Ejei ha avvertito che qualsiasi tentativo americano di forzare il passaggio avrà «gravi conseguenze».

Secondo le dichiarazioni riportate dai media iraniani, Teheran rivendica la capacità di controllare uno dei punti più sensibili per il traffico energetico globale, sostenendo che anche le navi militari americane eviterebbero di avvicinarsi.

Negoziati in bilico

Sul fronte diplomatico, emergono segnali di forte incertezza. Secondo media israeliani, Mohammad Bagher Ghalibaf avrebbe lasciato il ruolo di supervisore nei negoziati con Washington, anche se non ci sono conferme ufficiali.

Nel frattempo, l’Iran guarda con sospetto alla proposta americana di estendere il cessate il fuoco, temendo che possa trattarsi di una «trappola». Teheran chiede invece la revoca del blocco navale come condizione per proseguire il dialogo.

La linea dura degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, hanno deciso di prorogare unilateralmente la tregua e mantengono alta la pressione sull’Iran, lasciando aperta la possibilità di nuovi colloqui già nei prossimi giorni.

Parallelamente, Washington ha rafforzato la propria strategia militare e commerciale nella regione, mentre continua il confronto sul controllo delle rotte energetiche.

Hormuz al centro dello scontro globale

La crisi nello Stretto di Hormuz resta il nodo principale del confronto tra le due potenze. Il passaggio è cruciale per il trasporto di petrolio e gas e qualsiasi interruzione ha effetti immediati sui mercati globali.

In questo contesto, anche l’Europa segue con attenzione gli sviluppi, mentre si valutano missioni di sicurezza marittima con il coinvolgimento di diversi Paesi, tra cui l’Italia.

Scenario incerto tra diplomazia e rischio escalation

Nonostante i tentativi di mediazione, il clima resta instabile. Da un lato si moltiplicano i segnali di apertura ai negoziati, dall’altro continuano minacce e movimenti militari.

Il rischio è che la fragile tregua possa saltare, riaccendendo un’escalation con conseguenze non solo regionali ma anche economiche a livello globale.

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